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LA NOSTRA
STORIA

GLI ULTIMI
SARANNO I PRIMI

NON SIAMO FATTI PER COMPETERE,
SIAMO NATI PER VINCERE

Pinarello nasce dall’intuizione di un uomo e dalla sua irriducibile passione per la corsa. Noto come ciclista per aver vinto la Maglia Nera* al Giro d’Italia, la fama dei suoi telai trascende i limiti del Giovanni Pinarello atleta, rendendo il suo nome sinonimo di vittoria, esempio antonomastico di Maglia Rosa e di Maglia Gialla, unico stendardo dei più grandi campioni del ciclismo.

Alcuni dei più celebri ed iconici momenti della storia del ciclismo sono indissolubilmente legati ad una bici che porta il suo nome, rendendo oggi Pinarello epitome massima di successo: sempre in testa mentre gli altri, inevitabilmente, seguono.

Partendo da una piccola bottega a Treviso, Giovanni giunse in breve tempo a concretizzare ciò che gli altri ritenevano impossibile: cambiare per sempre il mondo del ciclismo.Un unico, semplice obiettivo: realizzare le bici migliori del mondo. Settant’anni dopo, Fausto Pinarello continua la tradizione di famiglia, rendendo omaggio all’eredità paterna nell’unico modo che Pinarello conosce: la vittoria.

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CICLI PINARELLO

DALLE PIÙ UMILI RADICI,
FIORISCE LA GRANDEZZA

Cicli Pinarello nasce ufficialmente nel 1952, ma per comprendere a fondo la vera storia che si cela dietro al mito, è necessario tornare indietro di altri 30 anni.

Giovanni “Nani” Pinarello nacque nel 1922 a Catena di Villorba, in periferia di Treviso. Ottavo di 12 fratelli, Giovanni vive fin da piccolo l’era d’oro del ciclismo italiano, innamorandosi presto di questo sport e della sua affascinante promessa di velocità e avventura. Una carriera dilettantistica di successo si traduce, nel 1947, in professionismo. Mentre si gode il meritato successo come ciclista per le successive 7 stagioni, il suo ineluttabile destino lo attende altrove, pronto a realizzarsi.
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Durante i suoi giorni da dilettante, Nani lavorò per lo storico marchio di biciclette Paglianti, professione tanto amata, alla quale tornò quando la sua carriera da professionista giunse al termine. Nel ’51, Nani aveva ottenuto la Maglia Nera, premio conferito all’ultimo classificato del Giro d’Italia. Tuttavia il team interruppe bruscamente il suo contratto poco prima dell’edizione successiva, sostituendolo con un giovane, promettente ciclista.

Nel tentativo di addolcire la pillola, a Nani venne però offerta una generosa liquidazione: 100.000 lire, una piccola fortuna all’epoca. Lungi dall’arrendersi, investì saggiamente la somma, aprendo un negozio nella sua città natale e dando inizio al meraviglioso percorso che avrebbe reso il nome Pinarello il più famoso del mondo del ciclismo.

Come in tutte le grandi storie, il successo non giunse immediato dall’oggi al domani. Gli umili esordi con team locali accrebbero la fama e la reputazione di Pinarello, concretizzandosi presto in grandi vittorie. Il primo trionfo internazionale arrivò nel 1961, quando Guido De Rosso vinse la prima edizione del Tour de l’Avenir, ma non fu altro che un piccolo indizio di ciò che a breve sarebbe accaduto.

LA CORSA COME CUORE PULSANTE DI PINARELLO

LAVORARE CON I MIGLIORI ATLETI È LA SPINTA PROPULSIVA ALLA REALIZZAZIONE DELLE MIGLIORI BICI

“Iniziammo a sponsorizzare team dilettanti nei primi anni del 1960, a partire da Tognana-Pinarello. Le cose per noi cambiarono davvero quando Tullio Campagnolo presentò mio padre a José Miguel Echavarri, all’epoca in cerca di un produttore di bici per il suo team Reynolds. Avevano tra le loro fila un giovane ciclista di nome Miguel Indurian e insieme avremmo fatto grandi cose.”

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“Mio padre vinse due Giri d’Italia ed un Tour de France nel 1980, ma il nostro rapporto professionale con Echavarri mutò nel ’92, quando sponsorizzammo Banesto. Cinque Tour, due Giri, oro olimpico ad Atlanta, un mondiale su strada a cronometro ed il record dell’ora…

Fu un periodo incredibile, assurdo, era come se stessimo plasmando il futuro. Grazie al lavoro di Marco Giachi, che giunse a noi direttamente dal team Formula 1 di Lamborghini, le nostre bici erano assolutamente uniche. Non è un caso che la celebre bicicletta Espada prenda effettivamente il suo nome da una Lamborghini.

Fu progettata utilizzando una galleria del vento e realizzata in fibra di carbonio, nulla a che vedere con i tubi di acciaio che si usavano generalmente.

La tecnologia impiegata era una novità assoluta, mai vista nel ciclismo, ma Giachi ebbe la geniale intuizione di introdurla in questo mondo.”

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IL NOSTRO PRIMO GRAND TOUR

L’ULTIMA TAPPA DEL GIRO D’ITALIA DEL 1975 FU LA GRANDE PARTENZA DI PINARELLO

Il primo titolo ottenuto in un Grand Tour arrivò in un contesto spettacolarmente inatteso, nello stile sensazionale che si addice a Pinarello. Vinto sui tornanti del Passo dello Stelvio, contro ogni pronostico, da un ciclista che nessuno si sarebbe aspettato. Era il 1975 e, nonostante la grandiosa era di Eddy Merckx e Felice Gimondi stesse giungendo al termine, una schiera di giovani, promettenti talenti aspettava impazientemente l’occasione di emergere, prendendone il posto. Tra di loro, in gara per il team Jolli Ceramica, vi era un giovane Giovanni Battaglin con la sua bici Pinarello.

Quando Merckx e il suo team Molteni si ritirarono inaspettatamente poco prima dell’inizio della gara, si fece largo l’ipotesi che Battaglin potesse avere una chance, benché minima. Gimondi era ancora lì, nella sua ingombrante presenza. Nonostante le sue prestazioni non fossero più al loro apice, in quanto vincitore di tutti tre i Grand Tour nonché ultimo italiano ad ottenere la Maglia Rosa, risultava essere inevitabilmente il favorito.

Partecipavano, inoltre, il grande belga Roger de Vlaeminck ed il talentuoso spagnolo Francisco Galdós. Quindi, mentre il gruppo si preparava alla partenza della prima tappa di Milano, sarebbe stato impossibile prevedere che proprio il compagno di Battaglin, Fausto Bertoglio, fosse destinato alla vittoria.

Il meteo avverso, la concorrenza e la sfortuna giocarono certamente un ruolo importante nella sconfitta di Battaglin, ma ciò non toglie che furono la tenacia e l’inaspettato sangue freddo dimostrato sotto pressione a permettere al suo gregario Bertoglio di avere la meglio.

Giungendo all’ultimo giorno del Tour con un minimo vantaggio di soli 41 secondi su Galdós, l’italiano si attaccò come un ossesso alla ruota dello spagnolo, rispondendo ad ogni attacco sferrato dal rivale nei restanti 48 tornanti della più iconica salita del Giro d’Italia. Fu la performance della vita per un atleta che non avrebbe più raggiunto un tale apice, ma per Pinarello costituì il primo passo del meraviglioso viaggio che l’avrebbe resa il produttore di maggior successo nella storia del Grand Tour.

GLI ATLETI MIGLIORI

IL PODIO DIVENTA PER PINARELLO UN APPUNTAMENTO FISSO

Gli anni ’80 furono un periodo estremamente eccitante per Pinarello. Battaglin si assicurò la Maglia Rosa nel 1981, consegnando a Treviso il suo secondo Giro d’Italia, e l’estroso ciclista americano Alexi Grewal vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984.

Il migliore fu però Pedro Delgado, che vinse il Tour de France nel 1988 in sella alla sua Pinarello,
correndo con lo stile aggressivo e graffiante che lo caratterizzava:

fu il Tour de France più veloce di sempre fino a quel momento, e lo spagnolo arrivò a Parigi con più di sette minuti di vantaggio sui rivali, dopo aver dominato implacabile sulle montagne.

Infine, quasi a voler concludere con un coup de théâtre l’elettrizzante decennio, arrivò il momento di inaugurare la nuova generazione di Pinarello: Giovanni passò il testimone al figlio Fausto, che prese in carico l’eredità del padre.

BIG MIG

MIGUEL INDURAIN, UN SOGNO CHE DIVENNE REALTÀ

Miguel Indurain è il genere di ciclista con cui tutti i direttori sportivi e i produttori sognano di collaborare: dotato di acutissimo ingegno, di somma intelligenza, di incredibili abilità e, inutile negarlo, di una bicicletta come nessun’altra. Alto e possente, incontrastabile nelle prove contro il tempo, ma abile anche nei tratti montuosi.

Il suo record parla da solo: cinque Tour de France, due Giri d’Italia, due doppiette Giro-Tour, il record dell’ora, campione mondiale a cronometro nel 1995 e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta del ’96 sempre nella prova contro il tempo. Miguel, tuttavia, era molto di più di questi, pur eccezionali, titoli. Era la quintessenza del campione. Umile quando scendeva dalla bici, ma impietoso su di essa, ha cambiato le regole del ciclismo inaugurandone di fatto l’era moderna, caratterizzata dal calcolo minuzioso di ogni dettaglio, in cui nulla è lasciato al caso.

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Tutto ciò è stato realizzato in sella ad una Pinarello, portando le sue splendide biciclette italiane ad essere icona indiscussa di velocità.

Ancora oggi, a distanza di quasi 30 anni, alla vista della sua leggendaria Espada non ci si può esimere dal percepirne le incredibili potenzialità. Si tratta di un’icona di velocità assoluta, una bicicletta che ha trasceso le regole del gioco ridefinendo il concetto stesso di ciò che è convenzionalmente possibile raggiungere su due ruote. Guidata dal talento esclusivo di Indurain, la sua Espada mandava un chiaro messaggio: la velocità è tutto, e Pinarello è stato il primo brand a comprenderne l’intrinseco, immenso significato.

60 MINUTI, UNA VITA INTERA

INDURAIN REGALA EMOZIONI INDIMENTICABILI
“Ho amato tutti i miei atleti, ma Miguel è stato senza dubbio quello che mi ha emozionato di più. Il suo record dell’ora è un qualcosa che non dimenticherò mai. Andammo insieme a Pamplona, prima del suo tentativo, per testare la Espada sul circuito, era agosto, un caldo asfissiante. Un mese dopo, ero con lui sul circuito, appena dopo la conclusione della gara, mano nella mano. Fu davvero emozionante.”
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LA CORAZZATA
TEDESCA

I SUCCESSI SI SUSSEGUONO INCESSANTI,
MENTRE PINARELLO CONTINUA A VINCERE
Il bianco ed il magenta del Team Telekom furono un’indiscutibile icona degli anni ’90, e le loro bici Pinarello sono diventate presto simbolo di una nuova era del ciclismo. Star come Bjarne Riis, Jan Ullrich ed Erik Zabel catturarono le fantasie e gli entusiasmi di una nuova generazione di fans in tutto il mondo, ammaliandoli con le loro imprese. Ma dietro ad ogni sensazionale performance del Team Telekom, così come dietro alle bici Pinarello che magistralmente guidavano, vi erano tutta la prestanza e la concretezza dei grandi campioni: vinsero due Tour de France, svariate medaglie olimpiche e la maglia iridata nella prova cronometrata ai mondiali del 1999, grazie ad un’eccezionale performance di Jan Ullrich a Treviso, solo qualche settimana dopo la vittoria del tedesco della Vuelta di Spagna.
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VINCENTI
PER NATURA

GIÀ DAI PRIMISSIMI INIZI, LA PARTNERSHIP TRA PINARELLO E IL TEAM SKY ERA DESTINATA ALLA GRANDEZZA

I risultati parlano da soli: sette Tour de France, due Giri d’Italia, due Vuelta di Spagna, dozzine di titoli nazionali, vittorie indimenticabili della Milano-Sanremo, della Liegi-Bastogne-Liegi e della Strade Bianche, una supremazia pressoché totale alla Parigi-Nizza ed al Critérium du Dauphiné. E questi sono solamente pochi momenti salienti di quella che è stata una decade di successi senza precedenti.

Il team può anche aver cambiato nome, ma la sua sostanza più autentica è rimasta totalmente orientata alla vittoria, naturalmente votata al superamento dei limiti.

È la ferma condivisione di questi valori a rendere la partnership tra Ineos Grenadiers e Pinarello così speciale.

Insieme, abbiamo cambiato per sempre il mondo del ciclismo, rendendo Pinarello la casa produttrice più premiata nella storia del Tour de France. Dogma è il frutto della nostra collaborazione, la coronazione di 10 anni di ricerca incessante e di risoluta raffinatezza. Ma non è questo l’apice di ciò che possiamo realizzare insieme. Il meglio deve ancora venire.

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“Siamo stati abbastanza fortunati da poter lavorare con team con dei budget importanti. I migliori team non hanno bisogno di uno sponsor, scelgono semplicemente le biciclette migliori per i loro atleti.

Sky non proveniva dal mondo del ciclismo, ma aveva ben chiaro come costruire un grande team e disponeva di numerosi atleti provenienti dalla squadra olimpica della Gran Bretagna. Successivamente è arrivato Wiggins, e poi Froome, ed insieme abbiamo fatto la storia. Il giro in bici degli Champs-Élysées, che ho avuto l’onore di fare assieme a tutti gli atleti dopo la vittoria di Chris, è un qualcosa che non dimenticherò mai.”